martedì 21 luglio 2009

Giuseppe Cariglia: «Quis custodem custodiet?»

Anno II N.S. Numero 5 - giugno 2008
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Rubrica: Á rebours.

Chissà perché è ancora assai diffusa la singolare opinione che la tolleranza sia un rapporto tra le idee, quando, invece, questa è una relazione tra gli uomini, cioè un problema di comportamento. Nessuna idea, infatti, è per, sua natura, liberale, perché ogni idea necessariamente si deflnisce e si precisa affermando un “qualcosa” e negando i “qualcosa” diversi. Omnis determinatio est negatio. Nasce da qui quella complicità tra l’affermazione della tolleranza e la reale intolleranza che le è strettamente legata, quando la tolleranza è proclamata in nome di valori che, appena riconosciuti, faranno pesare i loro divieti, contro tutto quanto contravverrebbe i principi che hanno reso possibile tale tolleranza.

Quello che, cosi, è venuto à mancare, nell’oblio che la tolleranza è, e deve essere, una pratica, è un certo rispetto nei riguardi della differenza, l'accettazione di ciò che pure non è assimilabile dal pensiero di chi dice di tollerare. Non può essere, dunque, la logica rigida dell’aut-aut a fornire il vero registro della tolleranza, bensì un'etica dell’accettazione, quella che fa centro di sé sull’et-et. Dopo che l'intervento della tolleranza ha liberato gli individui dalla intolleranza, chi li libererà ora dalla tolleranza?

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